Milana Runjic, Xena e la fellatio

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Allora, ho letto con attenzione un recente articolo di Milana Runjic, la giornalista croata di Internazionale che l’amica J. ci ha fatto conoscere, sullo scandalo destato in Croazia dalla pratica di una fellatio in scena durante una rappresentazione teatrale al festival del teatro contemporaneo di Zagabria.

Devo dire che mi ha incuriosito su due versanti, l’uno balcanico e l’altro generale su un modo di intendere il teatro.

Per quanto riguarda quello balcanico, questa cosa della fellatio in scena è una conferma. Da quando mi sono immerso nel magma della balcanità, mi sono prima meravigliato e poi sempre più abituato a incorrere in storie di questo genere. Nella terra degli estremi, è normale che la starlette di turno, la Cristina Parodi dei Balcani, piuttosto che essere al massimo ripresa topless in spiaggia come succede da noi, si ritrovi con il proprio “eroico filmato” in giro su Internet e di conseguenza sui rotocalchi nazionali.

L’universo balcanico è un universo senza il topless della Parodi: non potrebbe esistere, far notizia, in uno scenario in cui circolano robe tipo il filmato di Severina ma anche quello di Suzana Man?i? o di Maja Bugari? (hehe chi volesse può approfondire le loro eroiche “biografie” su google!). Persino il Grande Fratello (in Croatia, per esempio), manda in onda “sconcezze” che qui scatenerebbero le ire concordi dei vari Ruini, delle Casalinghe di Voghera e dei loro scagnozzi.

Ecco, in questo senso, non ci stupisce che (la prima?) fellatio teatrale sia stata praticata nei Balcani e nello stesso tempo ci diverte leggere le note allo spettacolo di Milana Runjic che, tra l’altro, si diverte a classificare il video di Severina come una cosa “normale”, che tutti dovrebbero/potrebbero/vorrebbero fare a letto (io l’ho visto e devo dire che è abbastanza “super” ;) non foss’altro che per lo Champagne che costa caro).

Questo sulla balcanicità generale della situazione.

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Sul teatro. Penso che dal punto di vista della critica teatrale il pezzo di Milana Runjic non centri il bersaglio. L’aneddoto per Milana è, infatti, una scusa per criticare il perbenismo borghese croato (ma in questo senso, direi generale) che si scandalizza davanti ad una simulazione e reagisce abbandonando la sala. Milana Runjic vuole evitare esplicitamente un’”analisi drammaturgica della fellatio” riducendo il tutto al coup de théâtre indispensabile per far parlare di sé ed adire alla notorietà.

A me questa cosa dell’analisi drammaturgica della fellatio, invece, intriga. E ancora, secondo me, il perbenismo c’entra poco con l’abbandono della sala da parte del pubblico.

Ad un certo punto Milana scrive:

«Xena ha anche partecipato alla trasmissione televisiva più seguita del paese, dove ha ricordato a tutti di essere un’attrice diplomata, di sapere molto bene cos’è la catarsi e che la fellatio non era reale, ma solo un’efficace simulazione.
Se fossi stata lì, le avrei chiesto se la scena non è per definizione il luogo in cui le azioni vengono simulate, perché altrimenti Amleto dovrebbe realmente giacere morto alla fine dell’omonimo dramma. E perché mai il fatto che la fellatio fosse simulata debba essere un’attenuante».

Ecco quello che può provocare, nel meccanismo della rappresentazione, una cosa semplice come una fellatio: ci interroga sulla verità nel teatro.

La mia idea è che sia Milana che Xena hanno torto. Una fellatio non può non essere vera e forse questa verità corporea è proprio l’essenza del teatro e, persino prima del teatro stesso, del rito. Insomma, magari il miracolo dello sciogliemento del sangue di San Gennaro ogni anno a Nappule e il pompino teatrale di Xena (ma ogni fellatio praticata ad ogni uomo) qualcosa in comune conservano. Hanno in comune la verità, una verità che si fonda su una “performanza”, su una trasformazione che avviene sotto gli occhi degli spettatori-testimoni e che per questo cambia anche la loro vita (e da qui, se si vuole, magari si può cominciare a parlare di catarsi…)

È forse questo il mestiere dell’attore, quello di “venire” in scena, di cambiare nel corpo, di sudare, sorridere, piangere veramente ogni volta che deve. Ed è questo che in teatro succede ormai sempre più di rado ed infatti, la gente non abbandona più le sale e la polizia non fa più irruzione.

Un segno chiaro e incontrovertibile che la vita, quella vera, è altrove.